Drammatica siccità nell’Africa australe: le cascate Vittoria stanno scomparendo, si spera nelle piogge estive

La Repubblica dello Zambia è uno dei principali stati dell’Africa centro-meridionale. Confinante a nord con la Repubblica Democratica del Congo, a nord-est con la Tanzania, a est con il Malawi, a sud con Mozambico, Zimbabwe, Botswana e Namibia, e a ovest con l’Angola, lo Zambia non ha sbocchi sul mare. In passato noto con il nome di Rhodesia Settentrionale (da Cecil Rhodes), il suo nome attuale si riferisce invece al fiume Zambesi. Lo Zambia è una repubblica presidenziale nell’ambito del Commonwealth, membro delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana. La lingua ufficiale è l’inglese. Lo Zambia oggi è un paese completamente dipendente dall’energia idroelettrica e dal turismo della cascata più grande del mondo. Le cascate Vittoria, conosciute in tutto il mondo, sono una delle principali mete turistiche dello stato, noto anche come Mosi-oa-Tunya nella lingua indigena Lozi, o “il fumo che tuona”. Purtroppo, negli ultimi mesi, a causa di una gravissima siccità causata da una drastica riduzione della portata delle precipitazioni sulle altoterre dell’Africa australe, ha ridotto le più famose cascate del pianeta in un innocente rigagnolo d’acqua, appena visibile.Le foto delle cascate fra il gennaio 2019 e l’attuale mese di dicembre mostrano le notevolissime differenze, fra prima e dopo la siccità.

sidfckinocq3o9zog11eA gennaio l’acqua era molto abbondante e il verde circostante vibrante. Con l’arrivo di dicembre, invece, il flusso d’acqua è quasi sparito, mentre la vegetazione circostante le pareti rocciose, dove fino a qualche mese fa c’erano le famose cascate, ormai appare ingiallita. Generalmente, al termine della stagione secca, tra fine ottobre e i primi giorni di novembre, le acque dello Zambesi possono ridursi drasticamente. Ma negli ultimi decenni non si era mai registrato niente di simile. Il flusso in arrivo dal fiume Zambesi, il corso d’acqua che si tuffa dai 128 metri delle cascate, ad inizio novembre era sceso a 109 metri cubi al secondo: un valore appena sopra al picco negativo di 99 metri cubi di acqua al secondo registrati nell’ottobre del 1996 e ben al di sotto dei 6.172 metri cubi al secondo toccati nel 1977. L’allarme, raccontato dall’agenzia Bloomberg, è partito dalle stesse autorità dello Zimbabwe, inquietate da un contraccolpo che minaccia una ricchezza naturalistica per il paese. Le «Victoria falls» sono al tempo stesso un’attrazione turistica capace di incassare decine di migliaia di visite l’anno e un bacino idrico che rifornisce la centrale idroelettrica di Kariba, principale responsabile dell’approvvigionamento di elettricità di Zimbabwe e Zambia.

17007694402_f5bc6bb8ac_bLe ricadute possono travolgere sia i tentativi di rilancio turistico nell’area sia, e soprattutto, lo sviluppo di due economie appese all’andamento a singhiozzo della propria produzione idroelettrica. Intanto già da ora dovrebbero iniziare a sentirsi gli effetti della stagione delle piogge. In genere, già tra la fine di settembre e la meta di ottobre, l’ITCZ sul fronte africano, seguendo i passaggi “zenitali” del sole, comincia rapidamente ad arretrare verso sud, raggiungendo dapprima la fascia equatoriale, a ridosso del bacino del Congo, Uganda, Ruanda e Kenya, dove l’attività convettiva lambisce il proprio picco annuale, per poi continuare ad avanzare sempre più verso sud, sfilando sull’emisfero australe alla volta dei paesi dell’Africa meridionale. La posizione più meridionale si tocca fra i mesi di gennaio e febbraio, allorquando il “fronte di convergenza intertropicale” si porta gradualmente verso i 15°-20° di latitudine sud, dando inizio alla grande stagione delle piogge dell’Africa australe. In questo periodo il sole raggiunge lo “Zenith” (raggi solari perfettamente perpendicolari sull’orizzonte nelle ore centrali del giorno) proprio a cavallo del tropico del Capricorno, accompagnando anche i massimi annui termici, con temperature costantemente superiori ai +30°C +32°C.

West African MonsoonTale forte riscaldamento delle altoterre dell’Africa meridionale, nel corso dell’estate australe, agevola la formazione della profonda bassa pressione, di natura termica, che si va a localizzare fra il Congo meridionale, l’Angola orientale, lo Zambia, il nord del Mozambico, il Malawi (un po’ come avviene nel Sahel durante l’estate boreale), con valori barici che possono scendere pure sotto i 1004-1002 hPa. Questa depressione termica, ben strutturata negli strati più bassi, domina lo scenario meteo/climatico di tutta l’Africa australe, accompagnando una sensibile intensificazione dell’attività convettiva su tutta l’area dei grandi altipiani africani, favorendo la nascita di grosse “Cellule temporaleschi”, se non veri e propri “Clusters”, che danno origine a precipitazioni molto intense. Ma il rinvigorimento dell’attività convettiva è legato alla formazione di un fronte che si rende quasi stazionario sull’Africa meridionale. Proprio in questo periodo dell’anno la cintura degli anticicloni sub-tropicali permanenti, tra Atlantico tropicale meridionale e oceano Indiano meridionale, tende a sfaldarsi, proprio per la genesi della depressione termica fra il Congo meridionale, lo Zambia, il nord del Mozambico, il Malawi, con un minimo barico che può scendere anche sotto i 1004-1002 hpa. Lo sfaldamento della cintura anticiclonica sub-tropicale produce l’isolamento dei due grandi anticicloni permanenti.

africa_arc_Apr2017-Apr2017_af_obsL’anticiclone dell’isola di Sant’Elena, noto come anticiclone sub-tropicale permanente dell’Atlantico meridionale, si posiziona con i propri massimi in pieno oceano, nell’area dove scorre la fredda “corrente marina del Benguela” (la causa dell’aridità della costa namibiana), rimanendo semi-stazionario in loco. L’anticiclone delle isole Mascarene, conosciuto come l’anticiclone sub-tropicale permanente dell’Indiano meridionale, tende a spostare il proprio baricentro verso sud, influenzando più da vicino il Sudafrica e l’estremo lembo meridionale del continente africano. La differente collocazione degli principali anticicloni permanenti oceanici fa in modo che nell’area dell’Africa meridionale centro-orientale, fra i 10° e i 15° sud di latitudine, si origini un fronte (in pratica è una linea di convergenza venti che rinvigorisce la convenzione) dove vanno a confluire le umide correnti orientali, legate all’Aliseo di SE dell’oceano Indiano meridionale, con l’umido e caldo flusso del “Monsone di Guinea” (altro non è che l’Aliseo di SE sull’Atlantico meridionale che giunto in prossimità del golfo di Guinea e delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra, da S-SO o SO, a causa della presenza di una profonda depressione termica che domina sull‘Africa centrale).

20151009_172942Il ramo più meridionale del flusso, legato al “Monsone di Guinea”, durante l’estate australe, dopo essersi notevolmente umidificato sopra l’umida foresta pluviale e i tanti specchi lacustri e bacini idrografici che caratterizzano il bacino congolese, riesce a raggiungere l’Angola occidentale, lo Zambia e il Malawi, tramite una ritornante nei bassi strati da NO o da O-NO, carica di umidità. La convergenza fra l’Aliseo di SE, proveniente dall’oceano Indiano meridionale (anticiclone delle Mascarene), e il ramo meridionale del “Monsone di Guinea” che risale dall’Atlantico meridionale (anticiclone di Sant’Elena), è tale da originare questo fronte, quasi stazionario, che si distende sulla diagonale, fra l’altopiano centrale dell’Angola fino al bacino centrale del Congo e alla regione della capitale Kinshasa. Lungo questa linea di confluenza venti si originano imponenti annuvolamenti cumuliformi che danno luogo a grossi “Clusters temporaleschi” o a vere e propri sistemi convettivi a mesoscala, in grado di dare luogo a piogge molto forti o autentici diluvi di carattere monsoniche, specie se il fronte che separa i due flussi eolici caldi e umidi rimane stazionario per vari giorni sulle medesime regioni. Ciò spiega perché, proprio negli ultimi giorni, si sta registrando un sensibile incremento dell’attività temporalesca, soprattutto nelle ore diurne, fra il bacino congolese, l’Angola, lo Zambia, il Malawi, lo Zimbabwe e persino il Botswana, dove quasi quotidianamente si vengono a sviluppare imponenti ammassi temporaleschi che danno la stura a piogge e rovesci, a carattere sparso. Delle “Celle temporalesche” si sono originate persino nell’ovest della Namibia, con piogge e dei rovesci localizzati nelle più interne dell’altopiano namibiano. Ma l’attività convettiva sugli altopiani dell’Africa australe raggiungerà la massima intensità proprio nei prossimi mesi, fra gennaio e febbraio, quando si formerà il sopra citato fronte semi stazionario, fra l’umido flusso del “Monsone di Guinea” e l’Aliseo di SE, che rischia di apportare precipitazioni davvero molto abbondanti.

 

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