Il caldo siberiano fa fondere la neve in quasi tutte le isolette dell’Artico russo

Nelle settimane scorse, più volte, ci siamo occupati dell’anomala ondata di calore insistente nei territori siberiani, e delle sue conseguenze dirette legate alla manifestazione, tavolta improvvisa, di violenti fenomeni temporaleschi, collegati al ristagno dell’aria molto calda e umida nei bassi strati. Come già sottolineato in precedenza, queste forti ondate di calore che colpiscono la Siberia vengono inframmezzate da brevi ma intense rinfrescate, con la discesa di masse d’aria fredda di origini polari dalle coste artiche siberiane verso la taiga, accompagnate da fenomeni temporaleschi anche violenti, contraddistinti da grandinate, attività elettrica a fondoscala e forti colpi di vento (“downbursts”) e occasionali fenomeni vorticosi, come “landspout” o veri e propri tornado di origine “mesociclonica”.

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Ma nonostante le periodiche rinfrescate, di breve durata, l’aria calda, dalle “arroventate” steppe del Kazakistan, della Mongolia e dal “torrido” deserto cinese del Taklamakan, torna a distendersi su buona parte del territorio siberiano, provocando su questo brusche scaldate, con punte fino a +34°C +35°C nel cuore della taiga, mentre poco più a sud i termometri si avvicinano ai +37°C +38°C. Il caldo ha interessato anche la famosa Repubblica di Yacuzia, conosciuta in tutto il mondo per essere il polo del grande gelo dell’inverno boreale, dove i termometri possono sprofondare al di sotto dei -60°C. Una parte dell’aria molto calda continentalizzata, che da diverse settimana staziona nei medi e bassi strati, sopra il territorio della Siberia centro-orientale, è riuscita a muoversi in direzione della costa artica siberiana, risalendo il bordo occidentale (dove domina la ventilazione dai quadranti meridionali) del vasto promontorio anticiclonico di blocco che domina lo scenario meteo/climatico sull’area siberiana. Queste masse d’aria, particolarmente calde, di matrice temperata calda continentale, dalle coste siberiane centrali si sono intrufolate fino all’Artico russo, tramite l’attivazione di una sostenuta ventilazione meridionale, producendo un significativo aumento delle temperature fino al cuore del mar Glaciale Artico. In diverse località della costa artica siberiana i termometri hanno varcato i +10°C +12°C. Il sensibile aumento delle temperature, soprattutto nell’area dell’Arcipelago Artico russo, ha causato un inevitabile rapida fusione della neve nella Terra di Francesco Giuseppe. Ormai rimane solo un velo bianco su alcune isolette, come quella di Udaineja e Komsomolets, dove le temperature rimangono ancorate su valori di poco sopra i +0°C.

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Sulle rimanenti isolette artiche invece la neve presente sul terreno si è del tutto fusa, grazie al soleggiamento ininterrotto estivo, ma anche al continuo apporto di aria calda “continentalizzata” dalla costa artica siberiana. Oltre alla fusione completata della neve, si osserva anche un veloce scioglimento dei ghiacci marini artici nel tratto di mare attorno la Terra di Francesco Giuseppe, ormai completamente navigabile e circondati da un vasto tratto di acque libere. Il rapido scioglimento del ghiaccio, nell’area a sud della Terra di Francesco Giuseppe, è da imputare alle frequenti ondate di calore provenienti dal nord della Siberia. Un po’ di neve riesce a resistere sull’estremo nord-est della Siberia, sulla parte settentrionale dell’altopiano dell’Anadyr, ma si tratta di accumuli di neve presenti in montagna, e non a quote pianeggianti.  Se lungo le isole dell’Artico russo il ghiaccio marino e la neve continuano ad essere sciolti da queste ondate di calore, in risalita dall’Eurasia, dall’altra parte del mar Glaciale Artico avviene l’esatto contrario.

Zhurawljow-Bucht_2_2014-09-01Ed in particolare sulla parte occidentale dell’Arcipelago Artico canadese, dove l’insistenza di una vasta circolazione depressionaria a carattere freddo, riempita di aria molto fredda a tutte le quote, facente capo al vortice polare troposferico, sta favorendo la persistenza di marcate anomalie termiche negative, con temperature sotto la soglia degli +0°C, e persistenti precipitazioni che assumono prevalente carattere nevoso fino a livello del mare, continuando a garantire un po’ di innevamento, anche nel bel mezzo dell’estate. L’aria fredda, di origine artica, legata alla vasta circolazione depressionaria che fa capo al vortice polare, sta insistendo soprattutto fra l’isola di Baffin e le coste settentrionali della Groenlandia, con l’insistenza di un vasto blocco di aria molto fredda e pesante che mantiene le temperature su valori inferiori allo “zero termico”.

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