Ciclone dalle caratteristiche tropicali sullo Ionio: quali conseguenze per Sicilia e Calabria?

L’upper level low che negli ultimi giorni ha indugiato sui mari che circondano la Sicilia, causando temporali e nubifragi in diverse aree dell’Isola, è scivolato sul mar Libico, fino a sfiorare le coste, nei pressi della città libica di Misurata. Scivolando sopra acque superficiali molto calde, che misurano valori di +27°C +28°C, la struttura depressionaria, in fase di colmamento, ha iniziato a rendersi sempre più autonoma rispetto al contesto sinottico. Nel corso della mattinata di ieri, martedì 15 settembre 2020, i resti di questa modesta “upper level low” hanno iniziato ad evolversi in un sistema depressionario dalle caratteristiche sub-tropicali, se non addirittura tropicali.

Di solito le circolazioni di tipo “barotropico” (quando il minimo barico coincide nello stesso punto alle varie quote) si sviluppano durante il termine del processo di “cut-off”, ossia quando avviene la cessazione dell’alimentazione fredda in quota e si chiude l’onda principale (taglio della saccatura ad opera di una spinta zonale dell’anticiclone oceanico o del rinforzo del “getto polare” lungo il bordo settentrionale di quest’ultimo) che ha dato origine alla circolazione depressionaria strutturata in quota, isolandola dal flusso perturbato principale. Cosa ben diversa sono le circolazioni “barocline”, tipiche dei cicloni extratropicali o delle gocce fredde in quota, i cui minimi alle varie quote non coincidono mai nella stessa posizione.

In più, in questo tipo di circolazioni depressionarie extratropicali, le avvezioni fredde dalle alte latitudini si accompagnano sempre al margine occidentale della struttura ciclonica, seguendo le ondulazioni del “getto polare” che funge da nastro trasportare per le profonde aree cicloniche delle medie e alte latitudini. La grande potenza di queste ciclogenesi di tipo tropicale deriva dalla grande energia termica sprigionata dalle calde acque del mare. Tutta questa energia potenziale viene poi trasformata in energia cinetica che produce un improvviso scoppio dell’attività convettiva (correnti ascensionali in rotazione vorticosa) attorno il centro della bassa pressione, comportando un notevole approfondimento di quest’ultima a seguito del calore latente sprigionato dalla condensazione del vapore acqueo messo a disposizione dalla calda superficie del mare. 

Dall’analisi degli ultimi loops satellitari si nota che attorno al minimo depressionario, posizionato ancora sul mar Libico, si stia sviluppando una convezione molto profonda sempre più simmetrica, con la formazione di un gigantesco “cluster temporalesco” che ormai ingloba l’intera struttura, caratterizzata dallo sviluppo di diversi cumulonembi con una intensa attività temporalesca. Da notare come tutto attorno la circolazione ciclonica sia presente un flusso di aria molto secca in quota, in uscita dall’entroterra desertico libico. Le notevoli dimensioni di questa circolazione depressionaria, assieme alla presenza nell’area di una attività convettiva molto profonda, stanno pero proteggendo il cuore di questo sistema da possibili intrusioni di aria secca. L’avvezione di vorticità positiva presente in quota, con un nucleo di vorticità positiva isoentropica particolarmente attivo a 500 hPa, sta cominciando ad assicurare un discreto invorticamento. 

Tra i tanti elementi favorevoli al suo rapido approfondimento ne troviamo uno che generalmente risulta fondamentale per lo sviluppo di un “TLC” (tropical like cyclone). Ossia il passaggio nell’alta troposfera di un “Jet Streak”, un massimo di velocità del “getto polare” che intercetta la circolazione depressionaria, imprimendogli ulteriore vorticità positiva. In questo caso sarà il passaggio di un “drift”, un massimo di velocità del vento nell’alta troposfera non associato alla “corrente a getto”, sopra la Sicilia, ad imprimere vorticità al sistema, provocando a sua volta un abbassamento di quota del limite superiore della troposfera sullo Ionio, con il conseguente ingresso di aria molto fredda e secca, d’origine stratosferica al di sopra depressione a mesoscala (“invasione stratosferica”), facendola degenerare. La sovrapposizione di questo flusso freddo e molto secco nell’alta troposfera rappresenta in molti casi il vero fattore d’innesco di questi cicloni, che nella fase dell’approfondimento, durante il passaggio sopra le calde acque del Mediterraneo, cominciano ad assorbire un ingente quantità di calore latente, risucchiato dall’intensificazione dei moti convettivi (correnti ascensionali) interni alla circolazione depressionaria.

L’intensificazione di queste correnti ascensionali, prodotta dall’inasprimento del “gradiente termico verticale” e del “gradiente igrometrico verticale”, contribuisce a riempire il nucleo depressionario di aria piuttosto calda e molto umida, fino ai medi e bassi strati, iniziando a creare un cosiddetto “warm core”, con temperature di oltre i +1°C +2°C rispetto all’ambiente circostante. La presenza di un nocciolo depressionario, alla quota isobarica di 500 hPa, ancora molto freddo, può inizialmente illudere sulla possibile ibridazione, tanto da far apparire il sistema, già con caratteristiche tropicali, in un comune ciclone extratropicale (sotto l’aspetto del processo dinamico). Ma non è così, visto che il processo di trasformazione, da “baroclino” a “barotropico”, può risultare molto complesso, tanto da rendere quasi indeterminabile il tipo di sistema in evoluzione.

Questi profondi vortici ciclonici sub-tropicali o tropicali mediterranei si formano molto spesso nella stagione autunnale, fra agosto e il mese di gennaio, nel periodo dell’anno in cui le temperature delle acque superficiali dei mari mediterranei raggiungono i massimi valori, anche con picchi di +28°C +29°C su tratti del mar Libico. Nelle prossime ore si dovrebbe assistere ad un ulteriore incremento dell’attività convettiva della depressione, dove si formeranno dei “clusters temporaleschi” che avvitandosi attorno la spirale ciclonica potrebbero avvicinarsi alle coste della Sicilia sud-orientale, arrivando a sfiorale. Lo sviluppo di queste bande temporalesche spiraliformi, provocate dalla convezione profonda, favorirà pure un rinforzo dei venti che si disporranno più dai quadranti orientali sullo Ionio, con una componente più da grecale sul tratto di mare antistante le coste della Sicilia orientale, dove si assisterà ad un ulteriore incremento del moto ondoso. Ancora rimangono delle incertezze sulla reale traiettoria del piccolo ciclone.

Nell’ipotesi di un passaggio più occidentale del previsto, come viene prefigurata da alcuni modelli, il “TLC” rischierebbe di interessare pure la Sicilia orientale e la bassa Calabria ionica, dove fra giovedì sera e venerdì le bande nuvolose più periferiche, in azione sul quadrante più occidentale del ciclone, potrebbero portare delle piogge e dei temporali, accompagnati da venti intensi dai quadranti settentrionali. Le isobare strette e concentriche del ciclone ionico si addosseranno a quelle ellittiche del promontorio anticiclonico sull’Europa centrale. La presenza di questo promontorio anticiclonico inspessirà il “gradiente barico orizzontale” fra la Sicilia e lo Ionio occidentale, generando l’attivazione di un intenso flusso nord-orientale che dalle coste della Grecia occidentale si dipanerà sullo Ionio, sotto forma di sostenuti venti da Est, E-NE e NE, a rotazione ciclonica davanti la costa della Sicilia orientale. L’intensa ventilazione di grecale proverrà proprio dalla costa dell’Albania meridionale e da quella greca occidentale, e poi tenderà ad intensificarsi una volta dipanatasi sullo Ionio, fino a raggiungere l’intensità di in mezzo allo Ionio, nel tratto di mare ad ovest del Peloponneso e delle isole Ionie, dove in mare aperto, nell’area attorno l’occhio centrale, si potranno registrare raffiche di oltre i 120-130 km/h.

Lo Ionio in poche ore passerà da molto mosso ad agitato, fino a molto agitato o localmente grosso il basso Ionio a largo, per la formazione di ondate di mare vivo, con “Run-Up” alti anche più di 6.0 metri, anche più a largo, pronti a estendersi verso il basso Ionio e Malta. Una parte delle imponenti onde sollevate dai forti venti orientali attivi lungo il quadrante settentrionale del profondo ciclone, dopo essere uscite dall’area perturbata, venerdì si potranno dirigere verso le coste della Sicilia orientale, sotto forma di onde lunghe o molto lunghe, alte anche più di 2,5-3,0 metri, causando improvvise mareggiate fra il messinese ionico, il catanese, il siracusano e parte del litorale ragusano. Stando alle ultime emissioni dei centri di calcolo internazionali il “TLC” dovrebbe effettuare il “landfall” sulle coste del Peloponneso occidentale, che potrebbe fare i conti con venti di tempesta e piogge torrenziali, in grado di scaricare oltre 200-300 mm di pioggia in poche ore, con il conseguente rischio di smottamenti e “flash floods”.

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